Andrea si cura in Slovacchia e qui sorride grazie a Lolek

Il piccolo Andrea Ceresoli, 5 anni, ha una disabilità dalla nascita. Ma mamma Vera e papà Omar hanno fatto una promessa: «Faremo tutto il possibile per renderti la vita meno difficile». Ecco allora l’incontro con il claun Lolek, una volta al mese «sorriso a domicilio» nella casa di Comun Nuovo, e i viaggi ogni tre-quattro mesi in un centro specializzato di fisioterapia in Slovacchia. Il Venerdì Santo l’ennesimo rientro dalle cure: ci sarà un’accoglienza speciale a Orio, con palloncini e striscioni..Andrea e Lolek
Di che colore sono oggi?». In base all’umore, la tinta dei capelli sarà gialla o viola. E Andrea non vede l’ora di indovinarla, perché il gioco parte già al primo sguardo. In questa amicizia sono gli occhi e i gesti a parlare, e dicono di un bene grande. Tutto è iniziato un anno fa, con la scoperta del tifo in comune per l’Inter e una domanda: «Chi accompagna Andrea
alla Pinetina?». Lui, in un attimo, ha risposto: io! Da allora claun (scritto proprio così, all’italiana) Lolek è il «sorriso a domicilio» di Andrea, un vivacissimo bimbo di 5 anni di Comun Nuovo. Un pagliaccio che come nome d’arte sceglie il
soprannome del giovane Wojtyla in segno di fede incontra un

 

morettino tutto pepe con i muscoli, i tendini e le ossa perfetti
che il cervello, però, non riesce a comandare. A mamma Vera e a papà Omar Ceresoli la diagnosi è arrivata dopo un mese dal parto: paralisi cerebrale infantile e lesione del plesso brachiale destro. Un verdetto che avrebbe inchiodato chiunque, non una famiglia che ha reagito subito, promettendo: «Faremo tutto il possibile e anche di più per renderti la vita meno difficile. L’obiettivo è migliorare, anche una briciola per volta». La terapia del sorriso Così per Andrea sono iniziate tutte le cure possibili (per il suo problema non esistono farmaci), compresa la terapia del sorriso. Ed ecco che nella sua vita –
oltre alla fisioterapista Olga e alla logopedista Ilaria – è spuntato un naso rosso chiamato Lolek, una magia nella magia. Lolek
è un pagliaccio del cuore e fa parte del progetto claun a domicilio creato da Margherito. Una volta al mese va a trovare Andrea. «Come passiamo il tempo? Andrea è a senso unico, ascolta tutto e ha voglia di fare tutto. Andrea parla con gli occhi e io, quando mi guarda, parto per la tangente, mi può chiedere qualsiasi cosa. Non c’è mai un programma prestabilito. Si cambia
ogni volta, così come tutte le mattine io mi sveglio di un colore diverso con cui mi tingo i capelli. Vado a prenderlo a scuola,
si fa merenda, si fa una partitella ». Andrea, con il fratellino Marco (che ha solo 18 mesi di differenza), infatti, impazzisce
per il calcio, e grazie a un deambulatore la palla per lui non è più un sog

no. Lolek – al secolo Andrea Fabbrica, 44 anni, operatore sociosanitario all’Istituto Palazzolo, originario di Forlì, ma residente (sempre non a caso) a Sotto Il
Monte – si scioglie nel raccontare. E del resto è fatto così. Lui che le ferie le fa da volontario, che il tempo libero lo trascorre
tra le corsie degli ospedali e delle case di riposo, proprio un anno fa, quando ha perso il lavoro e il terzo figlio, ha «incontrato»
Lolek, «e mi ha salvato la vita. Il volontariato quando ti apre il cuore è una voragine: ti fa stare talmente bene, che non riesci più a chiuderla». I viaggi della speranza Così quella «vita» e quel sorriso ritrovati non può che regalarli ad Andrea. Per il quale sta preparando una (ennesima) sorpresa. All’insegna dell’improvvisazione, ovviamente, anche se qualche dettaglio si può già svelare (ma solo se mantenete il segreto, per non rovinare l’effetto). Lolek

– con altri colleghi claun – sta organizzando un’accoglienza inedita (con palloncini e striscioni) per venerdì 29 marzo, alle 23, all’areoporto di Orio, quando Andrea e la sua famiglia rientreranno  dalla Slovacchia. Non tornano da una vacanza, anche se per il piccolo è come se lo fosse, grazie all’affetto di tutti. Dall’ottobre 2011, ogni tre-quattro mesi, la famiglia Ceresoli è in trasferta a Piestany, una città situata a 80 chilometri da Bratislava. Qui c’è il centro di riabilitazione Adeli, dove si pratica una terapia innovativa. I genitori se lo ricordano perfettamente: «Era il 10 dicembre 2007. Alla tenera età di 28 giorni Andrea ha fatto la sua prima seduta di fisioterapia al centro di Neuropsichiatria dei Riuniti. Sono passati quasi cinque anni e Andrea ne ha fatta di fisioterapia, sempre, due volte alla settimana ». Fino alla scoperta del centro privato in Slovacchia. «È un’esperienza straordinaria – racconta mamma Vera, fisioterapista, 38 anni di grinta, mentre il marito Omar, 40 anni, lavora nella ditta di famiglia –. Certo, non proprio una passeggiata, perché si lavora intensamente per 5-6 ore al giorno, tutti i giorni, per due settimane. Ci rechiamo in Slovacchia ogni 3-4 mesi, ogni volta carichi di speranza e sicuri di fare la cosa giusta ». I risultati, anche se poco per volta, si vedono. «Andrea riesce a stare più dritto con la schiena e con la testa, sorretto dal bacino riesce a fare dei piccoli passi, ha una maggiore consapevolezza degli arti superiori, riesce a stare seduto sul divano senza cadere ogni due minuti». Unico inconveniente, il costo. Per ogni ciclo di due settimane, tra terapie, viaggio, vitto e alloggio la famiglia Ceresoli spende circa 6 mila euro: «Non detraibili fiscalmente e non rimborsabili dalla sanità lombarda». Ma Vera, Omar, Andrea e Marco sono coraggiosi e sanno di non essere soli in questo viaggio, che tutti possono seguire (e sostenere) su www.ilviaggiodiandrea.it.

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